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G. Casaccia, Dizionario genovese-italiano. Seconda edizione accresciuta del doppio e quasi tutta rifatta, Tip. di G. Schenone, 1876, p. 5.
- s. f. Ala, al plur. Ali e Ale, poet. Vanni: Membro che serve agli uccelli e ad alcuni insetti per volare e reggersi in aria.
- Ae di pesci; Alette, Aliette, Pinne.
- Allargâ i ae; Allargar l’ale o Allargar l’ale fuor del nidio, figur. vale Uscir di pupillo, cioè Fare a suo modo; e talvolta Alzar le corna o la cresta o il cimiero, Insuperbire, Montare in alterigia.
- Asbasciâ i ae; Abbassar la cresta o le corna, figur. vale Smettere l’umore e l’orgoglio.
- Avei ò Mettise i ae a-i pê; Avere o Mettersi l’ale a’ piedi, dicesi figur. per Correr velocemente, Affrettarsi.
- Ponta de l’aa; Sòmmolo: Punta dell’ala.
- No se peu sgheuâ sens’ae; Non si può volar senz’ale, dicesi figur. del Non potersi far checchessia senz’averne i mezzi necessari a farlo.
- Sbatte i ae; Sbattere o Dibatter l’ali, vale Agitarle, Scuoterle. Da quel movimento deriva il Frullare, cioè il Romoreggiare che fanno i volatili, specialmente le pernici ed altri uccelli di ale curte.
- Taggiâ i ae; Tarpar l’ali: Propriam. Tagliar le penne dell’ali agli uccelli, quando non si vuole che alzino il volo; e figur. Indebolire alcuno, Togliergli le forze.
Voxe vexiñe: à, a, â; a-a; aa; aagianca; à bäbâ (andâ); à baccæ; à bacchetta; à bæra à bæra.