LIGU.RE

côa

Fonte: G. Casaccia, Dizionario genovese-italiano. Seconda edizione accresciuta del doppio e quasi tutta rifatta, Tip. di G. Schenone 1876, pp. 232–233, 854.

  • s. f. Coda: Quel prolungamento più o meno lungo della colonna vertebrale che si stende dalla parte deretana dei quadrupedi e di alcuni rettili; o Quelle penne più lunghe che spuntano dalla parte deretana degli uccelli.
  • Coda, per Quella parte di capelli, che si portava in passato dagli uomini, raccolti di dietro e ristretti insieme per mezzo d’un nastro; che anche dicesi Codino.
  • — per Lo strascico del manto di principi, cardinali, prelati, delle donne, ecc.
  • — In term. milit. per L’ultima parte dell’esercito quando e’ marcia.
  • — da pōmpa; Coda della tromba.
  • — da stanghetta dō fuxin; Coda o Gambetta dello scatto. T. degli archib. Estremità posteriore dello scatto piegata a squadra, la qual riceve la pressione del sottoscatto quando si spara.
  • — d’aze o de cavallo V. Aze.
  • — de comete; Coda, Crini, Trecce: Quella striscia di luce che lasciano dietro di sè le comete.
  • — dō dragōn; Coda del dragone. T. astron. Il nodo discendente della Luna.
  • — de liōn; Coda di leone. T. botan. Phlomis fruticosa o Leonatis leonurus. Specie di pianta che appartiene alla famiglia delle Labiate ed al genere Phlomis. Ha il fusto fruticoso, tomentoso, le foglie ovali o ovali cordate rugose, appena incise o crenate, i fiori gialli in verticilli folti e distanti. È originaria della Spagna, della Calabria e della Sicilia. Fiorisce per tutta la state ed è sempre verde.
  • — dell’êuggio; Coda dell’occhio: L’estrema parte dell’occhio allato alle tempie.
  • — de ratto; Coda di topo. T. mar. È un modo di terminare in punta un gherlino o altro cavo, commesso due volte, sicchè possa passare e ripassare per alcuni buchi senza guastarsi e sfilacciarsi collo sfregamento.
  • — d’êuggio; Capidoglio V. Côadêuggio.
  • — de vōrpe V. Amaranto.
  • — dō cottello; Còdolo: La parte inferiore e sottile della lamina d’un coltello, ch’entra nel manico.
  • — dō scōpello; Còdolo: La parte più stretta dello scalpello, ch’entra quasi tutta nel manico.
  • — dō sûnetto; Coda del sonetto: Quei versi che sono in fine d’alcuni sonetti dopo i quattordici versi onde si compongono.
  • — dō viōn da canna dō scciêuppo; Codetta del vitone. T. degli archib. Allungamento posteriore del vitone, in forma di coda piatta, che s’incastra nella parte superiore dell’impugnatura della cassa e vi si ferma con vite accecata, cioè la cui capocchia non fa risalto (in dial. Vïa ciann-a).
  • Inciōngiatûa a côa de ratto; Impiombatura a coda di topo. T. mar. È un modo d’impiombatura per unire i capi di due gomene, imitando a ciascuna estremità il lavoro della coda di topo, che si è descritta (V. sopra Côa de ratto).
  • A-a côa; A coda o Alla coda. Posto avverb. vale Dietro a tutti, In ultimo luogo.
  • A côa de cavallo; A coda di cavallo. Posto avverb. col v. Trascinare, Modo di supplizio, col quale si legava uno alla coda del cavallo, e si facea correre il cavallo finchè fosse morto il legato.
  • — de ròndena; A coda di rondine. T. de’ legnaj. e fabbri. Quella calettatura che si fa con intaccatura o incavo angolare, che è largo da una parte e stretto dall’altra a somiglianza della coda di rondine; e che si usa dagli Artefici per tenere insieme parti di legno, ferro o simili, le quali per la figura che si dà loro, che va dal largo allo stretto, non possono facilmente disgiungersi.
  • A ciù cattiva a spellâ a l’é a côa V. sotto In ta côa ghe sta ō venin.
  • Ammiâ co-a côa dell’êuggio; Guardar colla coda dell’occhio V. Êuggio.
  • Andâ ä côa; Far coda o codazzo: Andar dietro altrui per corteggiarlo.
  • Arrissâ a côa; Arroncigliar la coda, come il porco od altro animale.
  • Comensâ dä côa; Mangiare il porro per la coda, figurat. vale Fare a rovescio, ed anche Cominciare a fare una cosa da quello che si dovrebbe far dopo.
  • In ta côa ghe sta ō venin; Nella coda sta il veleno. Dettato prov. che significa Nell’ultimo consiste la difficoltà o il pericolo.
  • Mesciâ a côa; Scodinzolare: Dimenar la coda.
  • Mettise a côa fra mezo a-e gambe; Mettersi la coda fra le gambe, figurat. vale Aver grandissima paura o confusione; tolta la metaf. da’ cani.
  • O diao ō g’ha misso a côa; Il diavolo ci ha messo la coda, Il diavolo proprio ci ha messo gli ugnelli. Usasi dire Quando nasce discordia tra alcuno, ovv. Quando, cercandosi una cosa, durasi fatica a trovarla.
  • O l’ha a côa ch’ō pā ûnn-a lôa; Allòra. Usasi in Firenze tal voce dalla plebe per ischernir le maschere.
  • Questa côa a non é dō mæ gatto; Questo piè non mi va da questa gamba. Modo proverb. che usasi dire Quando uno vuol farci credere cose che non possono stare e che si contraddicono.
  • Saveì dōve ō diao ō l’ha a côa; Saper dove il diavolo tien la coda, vale Esser sottilissimo ed accorto, Saper il conto suo.
  • Taggiâ a côa; Scodare: Tagliar la coda.

Intestazione a stampa: Côa.

  • s. f. Coda. T. mar. Corda minuta lunga un braccio o due, che si attiene a un’altra manovra più grossa o ad un bozzello, ed è destinata ad essere avvolta o legata ad un’altra manovra o ad un altro oggetto che si vuol tirare o alare.

Voci vicine: clorûro; clûb; cö; cô; co-a; côa; coâ; côadêuggio; coadjutô; coadjuvâ; coæ.