çeia
(stor. çeja)G. Casaccia, Dizionario genovese-italiano. Seconda edizione accresciuta del doppio e quasi tutta rifatta, Tip. di G. Schenone 1876, p. 208.
- s. f. Cera: La parte solida dei favi delle api, conformata in celle esagone, nelle quali è riposto il miele.
- Cera, per Tutte quelle cose composte di cera e bambagia per uso di ardere, come candele, torce e simili.
- — de Spagna; Cera di Spagna V. Lacca.
- — gianca; Cera bianca: La cera imbiancata.
- — usâ; Cera arsa od arsiccia, dicesi delle Candele o delle torce, che già sono state accese e che perciò si comperano a minor prezzo; e anche di Cera nuova che, adoperata per non lungo tempo, si restituisce al cerajuolo, pagandogliene il solo consumo.
- — vergine; Cera vergine, Cera gialla, Cera greggia: La cera naturalmente estratta da’ favi, non ancora purgata, nè lavorata.
- Ingianchî a çeia; Imbiancar la cera: Lo esporla, ridotta in garzuolo (in sfeuggia), all’alternata azione della luce e della rugiada per farla diventare bianca.
- Piggiâ a çeia a-o consummo; Pigliare o Comperar la cera a calo o al consumo, vale Prendere o Comperar le torce o candele per restituirle al cerajuolo col solo pagamento di quanto esse siano calate V. A-o consummo.
Voci vicine: cegæso; cegatô; cëghetto; cego; çeggia; çeia; çeialacca; ceiga; cëgusso; çeimònia; çeimoniê.