scartòccio
(stòr. scartoccio)G. Casaccia, Dizionario genovese-italiano. Seconda edizione accresciuta del doppio e quasi tutta rifatta, Tip. di G. Schenone 1876, p. 686.
- s. m. Cartoccio e volgarm. anche Scartoccio: Recipiente, più o meno elegante, fatto di carta ravvolta in forma di cono, di cilindro, ecc., a uso di porvi dentro confetti, anicini e sim.
- Lanternoni (al plur.): Quei lumi che nascosi in foglj dipinti si mettono alle finestre o in altre parti esteriori degli edifizj, in occasione di pubblica esultazione religiosa o civile. Quando poi essi sono separati dal lume, diconsi Fanali di carta.
- Mette un pollastro into scartòccio; Affagianare, vale Arrostire un cappone, un fagiano o sim. in carta unta.
- Tempea à scartòccio; Tempera coperta o a scartoccio. T. delle arti. Maniera particolare di dar la tempera all’acciajo o al ferro che si vuol temperare con diligenza.
- Travaggio à scartòccio; Lavoro a cartoccio. T. archib., magn., ed altri. Sorta di lavoro di ferro ripiegato in giro.
Voxe vexiñe: scarso; scartâ; scartabellâ; scartafascio; scarto; scartòccio; scassâ; scassatua; scasson; scatarâ; scatarata.