LIGU.RE

perde

G. Casaccia, Dizionario genovese-italiano. Seconda edizione accresciuta del doppio e quasi tutta rifatta, Tip. di G. Schenone 1876, pp. 586–587.

  • v. a. Perdere: Restar privo d’alcuna cosa già posseduta; dicesi anche Smarrire, ma nel senso di Perdere non senza speranza di riavere.
  • Perdere, per contr. di Vincere: Restar perdente, e s’intende tanto del giuoco quanto di qualunque altra cosa che si faccia a concorrenza.
  • — per contr. di Guadagnare, quando si parla di traffichi e mercanzie, cioè Mettervi del capitale, Scapitarvi.
  • — per Consumare invano, Gettar via: Hò perso ō tempo, a fadiga, i passi, ecc.; Ho perso il tempo, la fatica, i passi e sim.
  • — a breiga e ō sciôu; Gettar il tempo e la fatica.
  • — a bûscioa; Perder la bussola o la tramontana V. Bûscioa.
  • — a memöia: Smemorare (n. assol.).
  • — a messa; Perder la messa V. Messa.
  • — a testa; Perder il cervello o le staffe del cervello: Perdere il senno per soverchio conturbamento; ma dicesi più propriam. per Perdere il senno, Impazzare.
  • — a verghêugna; Aver mandato giù la buffa: Perdere la vergogna, il rossore, Aver posto da banda ogni riguardo e rispetto, Divenire sfacciato.
  • — dä spinn-a e da-o tappo.... Aver danno da tutte le parti.
  • — de vista; Perder di vista o d’occhio: Non veder più una cosa veduta per qualche tempo innanzi.
  • — e staffe; Perdere la staffa, Staffeggiare, dicesi Quando a chi cavalca esce il piè dalla staffa; e figurat. Uscir di sè.
  • — finn-a a camixa; Far a perdere colle tasche rotte: Straperdere in giuoco.
  • — l’appetitto; Perder l’appetito, il cibo, il mangiare.
  • — l’ûzo; Divezzarsi, Perdere il vezzo: Lasciare l’uso, Mutare il costume preso.
  • — ō fî dō discorso V. Fî.
  • — ō rispetto a ûnn-a persōnn-a; Perdere il rispetto ad alcuno, vale Non aver per lui il dovuto riguardo, la dovuta stima, Offenderlo incivilmente con atti e con parole.
  • — ō scigoâ; Perdere l’urlo, figurat. vale Non esser più nello stato di prima, Essere a mal termine.
  • — ō tempo inûtilmente; Imbottar nebbia, figurat. Perdere o Consumare inutilmente il tempo, Operare invano.
  • — ō tempo apprêuvo a de inezie; Chicchirillare, Fare a te te: Trattenersi perdendo il tempo intorno a cosa di niuna conclusione.
  • A vōrpe a perde ō peì ma i vizii mai V. Cangiâ.
  • Chi lava a testa all’aze perde a lescïa e ō savōn V. Aze.
  • Lasciâ perde; Lasciar andare, metaf. Mettere in non cale, Negligere, Trascurare, Non dar retta, Non far caso, Non avvertire.
  • L’é mëgio perde ō poco che l’assæ ovv. L’é mëgio perde ûn dïo che a man V. Dïo.
  • L’é mëgio perdilo che attrovâlo: È meglio perderlo che trovarlo, Egli è un tale arnese che è meglio anche lontan che in paese, si dice di Persona dappoco e con la quale non c’è, come suol dirsi, da fare un posto buono.
  • Mette a perde; Far dannare o Far dannar l’anima V. Dannâ.
  • Pe ûn punto Martin ō l’ha perso l’aze V. Aze.
  • Perdise n. p. Perdersi, Sparire.
  • — Perdersi, Smarrirsi, Errare la strada.
  • — Naufragare, Far naufragio.
  • — Perdersi. al giuoco del bigliardo vale Cacciare la propria biglia o palla in una delle buche ovv. Farla saltar fuori del bigliardo, o finalm. Abbattere con essa i birilli (ometti).
  • — apprêuvo a ûnn-a cosa; Perdersi in fare checchessia, vale Consumare il tempo oltre il dovere nel far checchessia.
  • — apprêuvo a ûnn-a persōnn-a; Perdersi con alcuno: Amarlo fieramente.

Voxe vexiñe: penscionôu; penso; pentemin; pentîse; per bacco!; perde; pèrdia; perdibraghe; perdiçinçe; perdïe!; perdïesann-a.