zazzun1
(stor. zazzûn)G. Casaccia, Dizionario genovese-italiano. Seconda edizione accresciuta del doppio e quasi tutta rifatta, Tip. di G. Schenone 1876, p. 844.
- s. m. Digiuno, al plur. Digiuni, e antic. Digiune, Digiuna e Digiùnora: Astinenza da alcuni cibi, e spezialm. dalla carne, col non pigliare alimenti che una volta al giorno, o al più fare anche un poco di refezione.
- Digiuno, metaf. per Lunga privazione di checchessia.
- Rompî o zazzun; Rompere o Mutare il digiuno.
zazzun2
(stor. zazzûn)G. Casaccia, Dizionario genovese-italiano. Seconda edizione accresciuta del doppio e quasi tutta rifatta, Tip. di G. Schenone 1876, p. 844.
- add. Digiuno: Che non ha ancor preso cibo, Vòto di cibo.
- Digiuno, per Ignaro: O l’é zazzun de tutto; È digiuno d’ogni cosa.
- À zazzun V. questa locuz. alla sua sede alfab.
- Ëse zazzun de unna cösa; Esser digiuno di una cosa, vale Non averla fatta, Non esserne impacciato; e talora Esserne ignaro.
- Stâ zazzun; Star digiuno, Digiunare: Non mangiare.
Voci vicine: zabetta; zacché; zaine!; zänellin; zänello; zazzun; zazzunâ; zeâ; zebedei (rompî i); zebibbo; zefîr.