petto
(stor. pétto)G. Casaccia, Dizionario genovese-italiano. Seconda edizione accresciuta del doppio e quasi tutta rifatta, Tip. di G. Schenone 1876, p. 594.
- s. m. Peto e al plur. I peti e Le peta: Quel rumore che fa il vento ch’esce dalle parti di sotto; altrim. Coreggia, Trullo.
- Peto, per La minima cosa, onde: Contâ tutti i petti che se tia; Ridir tutti i peti che fa uno, Ridir le brache o le brachine (Tommaseo, Giunte in Mutande): Essere un rinvesciardo, un riporta novelle.
- Scoppio, dimin. Scoppietto: Strepito improvviso che fan le legna che ardono, prodotto da esplosione d’aria o di vapore, onde sono talora lanciati con impeto de’ frantumi di legno o di bragia.
- No se peu tiâ un petto sensa ch’o vadde subito à contâ; Non si può trarre un peto ch’ei nol ricolga, dicesi di Chi ascolta attentamente le altrui parole per riferirle subitamente.
- Petti de monega; Galletti. T. cuochi. Frittura in pezzi fatti d’altrettante cucchiajate di pasta fra soda e tenera, composta di farina, uova e zucchero, la qual friggendo ricresce, si fa rilevata e tondeggiante, ed è grata al gusto.
- Piggiâ o petto; Pigliar il grillo, il grugno, il broncio, Imbronciare V. Impettâse.
- Tiâ l’ultimo petto o Tiâ o petto glorioso; Andar a babboriveggoli, Tirar le cuoja o le calze, Batter la capata, Andare a far terra da cavolini, Fare i tratti, Andar a Buda o a Volterra, Dar le barbe al sole, Far fagotto o gheppio, figurat. vagliono Tirar l’ultimo fiato, Morire.
Voci vicine: pettegolezzo; pettelea; petteu; pettezzâ; pettezzon; petto; petton (à); peuiro; peuixo; pevê; peviea.